Questo è il mio blog personale. Ci scrivo cose belle, cose brutte e cose strane. Se i miei post offendono la vostra sensibilità o chicchessia, siete liberi di chiudere e andarvene, nessuno vi obbliga a leggere. Non ho nessuna pretesa, è solo un dannato blog personale.
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post

mercoledì 1 agosto 2012

Sonata Arctica, 30/07/2012 - Roma

Finalmente. Aspettavo questo concerto da tantissimo tempo (anche perché simboleggiava la conclusione degli esami del secondo anno). Finalmente avrei visto dal vivo i Sonata Arctica che, con l'abbandono delle melodie power degli esordi, sono diventati tra i miei gruppi preferiti (non che prima non lo fossero...ma ora noto sonorità più "personali" e testi come sempre magnifici). E si parte per Roma, alla volta dell'Ippodromo delle Capannelle.
In fila dalle 16.00 di pomeriggio (apertura cancelli alle 18.30 con i Sonata che si esibiranno solo a partire dalle 22.30 dopo la discutibile scelta di affidare l'apertura ai Doomraiser, gruppo Doom Metal italiano).
E si, dopo ore ed ore sotto al sole, tra risate con ragazzi conosciuti sul posto, sudore e applausi al mitico uomo che ha acceso un ventilatore sul palco, finalmente entra la formazione finlandese al completo, iniziando, come era prevedibile, con Only the Broken Hearts (make you beautiful). Non nego che la intro strumantale (registrata) dell'ultima parte di Wildfire III mi abbia fatto sperare che suonassero l'intera trilogia di Wildfire. Sarebbe stata la mia morte fisica/emotiva.
Live, ho addirittura adorato Breathing, che consideravo il pezzo debole di The Days of Grays. E, come era facile immaginare, sono praticamente scoppiato in lacrime a The Last Amazing Grays, il pezzo che più aspettavo. Purtroppo, nulla è perfetto e quindi Tony ha deciso di cantarsi anche due canzoni di Unia (per me quell'album è un'oscenità, ma sono giudizi personali). E poi Replica, Black Sheep, Don't Say a Word e la storica Fullmoon ci riportano i Sonata Arctica powerosi degli esordi.
Il miglior concerto della mia vita, non ci sono dubbi.

ps: ho davvero sperato facessero qualcosa dell'ultima parte di Reckoning Night (che ne so, Wildfire, My Selene, WHITE PEARL BLACK OCEAN...), l'intera trilogia di fa nulla. Wildfire o altro da The Days of Grace (qualcuno ha detto The Dead Skin?). E va beh, Non mi lamento affatto dell'ottimo show dei Sonata, anzi. Mi è piaciuto da impazzire. Tornassero domani a Roma sarei gia lì.
ps2: Tony Kakko è FOTTUTAMENTE FIGHISSIMO
ps3: no, non scherzo. È davvero figo.
ps4: se ve la foste persi: Recensione "Stones Grow Her Name"

martedì 29 maggio 2012

[Recensione] Stones grow her name - Sonata Arctica

la copertina è semplicemente un'opera d'arte
STONES GROW HER NAME
L'ho atteso così a lungo questo nuovo lavoro dei Sonata Arctica che ho comprato i biglietti per il concerto di Roma del 30 Luglio praticamente "al buio". Metto le mani avanti e dico che, sinceramente, non è il capolavoro che mi aspettavo, il seguito di The Days of Grays, il mio album preferito della band. Diciamo subito che mancano quelle tastiere e quella batteria con doppio pedale che tanto mi aspettavo di ritrovare (mi sogno la notte la intro di The Last Amazing Grace ancora oggi). Diciamo che mancano i veri e propri "racconti": qui ci troviamo di fronte a canzoni che non superano i 5 minuti, con ritornelli ben costruiti ma ripetuti ad oltranza. Però, tutto sommato, non è così malaccio. Certo, credo ci si sarebbe potuto lavorare (molto) di più, ma, da fan dei Sonata, non riesco a non farmelo piacere. Commento Track by Track? Eccovi accontentati.
(Prima di iniziare, sappiate che ho scritto recensione e blablabla solo per apparire primo tra i motori di ricerca; non è una vera e propria recensione, ma un mio commento personale all'album. Se volete recensioni serie fatte da professionisti e robe così, internet ne è pieno. Però la mia ha anche alcune parti divertenti. Ya, leggetevela, è figa).

Only the Broken Hearts (Make you Beautiful)
Cominciamo col botto? Cominciamo col botto. A mani basse, per me, questa può essere tra le migliori canzoni dell'album. Buona intro, bella potenza e ritornello che ti entra in testa facilmente. Però, mi sarei aspettato qualcosa di più dal testo ma, vabbè, è solo una intro ad un album, va bene così. Purtroppo, gia qui si evidenzia quello che per me è il vero grande difetto di quest'album: il ritornello ripetuto fino allo stremo per milioni di volte che, sinceramente, dopo un po' stanca. E vabbè, resta comunque un ottimo pezzo e la frase "I'll have my rainy day, thank you for all the pain" mi resterà dentro per sempre, per tutta una serie di motivi miei personali. Segnalo la seconda strofa, dove ritorna la voce di Tony Kakko sullo stile di "The Days of Grays". Ma quanto lo adoro?

Shitload of Money
Il commento sarà molto breve e conciso: "meh".
No, sul serio, non riesco a farmela piacere. Stavolta non è il ritornello ad essere ripetuto fino allo snervamento, ma solo la frase "shitload of money". Il ritornello, comunque, mi piace. Il resto non mi convince (personalmente traduco il titolo nei modi più disparati; evito di suggerirveli).

Losing my Insanity
Vecchio pezzo rispolverato da Kakko e scritto qualche anno fa per un altro tizio di cui non ho voglia/tempo di informarmi più di tanto. Musicalmente è uno spettacolo, si ricollega benissimo a metà strada tra "The Days of Grays" ed "il resto" (vedi gli assoli di tastiera molto old school Sonata). Bella bella e bella, ritornello trascinante (e ripetuto allo stremo ancora e ancora e ancora) e con un testo che si discosta di molto dallo standard dei sonata: la prima strofa in special modo sembra estratta da un qualsiasi testo dei Nightwish.

Somewhere Close to You
Oddio oddio oddio, finalmente ritornano in pieno le atmosfere di "The Days of Grays" e dei suoi tappeti di doppio pedale, con la sola aggiunta di una chitarra ultradistorta che domina la canzone. Peccato la parte strumentale non sia nulla di eccezionale, anzi. Il testo sembra parlare dell'ennesima ragazza che Tony ha amato e, per un motivo o per un altro, lei ha lasciato lui. Nessuna strofa epica o altro da segnalare, vabbè.

I Have a Right
Mi pare sia il primo singolo dell'album e, sicuramente, è quello che maggiormente rimane più impresso dopo il primo ascolto, complice melodie immediate e decisamente più pop rispetto alle altre tracce di Stones Grow Her Name. Si porta dietro, essenzialmente, tutti i difetti visti fin'ora, tra cui spicca l'odiosa tendenza di ripetere ad oltranza il ritornello. E basta, è stancante dopo un po'. Davvero. Comunque, dovrebbe essere una canzone dedicata alla figura paterna e alla ricerca di protezione in essa. O, almeno, così l'ho interpretata io. Bel testo, anche questo lontano dallo stile classico dei Sonata.

Alone in Heaven
Diciamo che da qui comincia la seconda parte dell'album. Non chiedetemi perché, è così e basta. E si migliora, tantissimo. Lasciamo stare per un attimo che la canzone parli di amicizia, così possiamo fare finta che un'altra fantastica ragazza abbia segnato la vita sentimentale di Tony Kakko e che ne sia uscita bruscamente, dando perciò al finlandese la forza di scrivere un altro capolavoro. In effetti tra i migliori pezzi dei Sonata parlano di ragazze senza cuore, che scappano via di casa per fare foto di nudo artistico, per inseguire quello che le mette incinte e se ne scappa o semplicemente decidono di correre dietro ad un batterista capellone. Beh, qui parla di amicizia ma, come ho detto prima, facciamo finta di niente.
Quanto è bella questa canzone? Quanto sono belle le parole? Quanto è bello il cantato delle strofe? Quanto cazzo è bello il doppio pedale utilizzato in questo modo?

The Day
E qui me la prendo con più calma. Parto diretto dicendo che per me è la migliore traccia dell'album e che, con un po' di lavoro in più, sarebbe potuta essere annoverata tra i capolavori immortali della band finlandese. L'inizio è tra i migliori mai composti dal gruppo, dove chitarra e batteria fungono da comparse ed aiutano le tastiere, vere protagoniste, a sviluppare una melodia meravigliosa e sublime ma, purtroppo, eccessivamente breve e che non verrà più ripresa nel resto del brano. Un vero peccato, praticamente la ascolterei per ore questa breve introduzione, che tanto mi porta alla mente le colonne sonore dei videogame della serie Project Touhou.
Finita questa parte, inizia il canto di Tony Kakko che, fortunatamente, riprende nuovamente le linee melodiche di The Days of Grays. Il testo parla, neppur troppo cripticamente, dello tsunami che qualche tempo fa colpì il Giappone, descrivendolo dal punto di vista di un uomo che ha perso tutto: la casa, i figli e la donna amata. Di enorme potenza emotiva il verso "Wake up the children for school for the last time". Musicalmente è un ottimo brano, forse l'unico dove la consueta ripetizione del ritornello non dà fastidio, anzi, evidenza ancora di più il senso di rassegnazione e disperazione del protagonista. Lo ripeto, migliore canzone e testo dell'album intero, ma poteva essere resa incredibilmente un capolavoro riprendendo quella melodia iniziale, così bruscamente, improvvisamente e misteriosamente interrotta.
Che lo tsunami si sia abbattuto anche su di lei, cancellandola per sempre? Mi piace pensare che sia successo così.

Cinderblox
E vabbè, i Sonata volevano sperimentare e ci rifilano questa "country rock song" dalle atmosfere molto da far west e impregnate di forte spirito yankee. Al primo ascolto si rimane spaesati, urlando bestemmie contro il cielo. Al secondo rimane sul vostro volto un'espressione alla "meh". Al terzo, forse, inizierà a piacervi. Tutto sommato non è male ed è forse, insieme a Shitload of Money, quella che in versione live potrebbe cambiare completamente. Resta comunque uno dei ritornelli più energici dell'album, in puro stile Sonata Arctica.

Don't be Mean
Traccia estremamente emozionante, ma anonima.
Si, non riesco a dilungarmi più di tanto. Seriamente, è fin TROPPO anonima, ma godibile.


Wildfire, Part II - One with the Mountain
Il momento che aspettavo di più di questo album: la seconda e la terza parte di Wildfire, mitica canzone di quell'ultimo album dei "vecchi Sonata" che fu Reckoning Night, prima della svolta di Unia.
Una intro così me la sognerò la notte. Poi quel misterioso e lugubre "hello" e la musica che si spegne pian piano. Entrano chitarra e batteria, violente e minacciose. Ecco che inizia Wildfire part II.
Il testo si configura come naturale seguito degli eventi, dopo l'incendio della montagna ad opera della Famiglia, l'uccisione dei suoi abitanti ed il dissidio interiore del protagonista così diverso dalla sua Famiglia, ma legato ad essa dalla nascita, un peccato imperdonabile per la gente della montagna di Wildfire. Musicalmente ho apprezzato tantissimo la ripresa di alcune parti vocali di Wildfire, mentre la parte centrale "love is the infinite power..." mi sembra presa ed attaccata lì, senza alcun motivo, un semplice "taglia - incolla" tra le righe dello spartito.

Wildfire, Part III - Wildfire Town, Population: 0
Boom, terza ed ultima parte. Lasciamo stare la intro dolce e pacata della seconda, qua si parte direttamente a tutta potenza, vocale, sonora e testuale. La canzone più dark di tutto l'album, con un testo che, almeno personalmente, risulta abbastanza criptico e votato a più interpretazioni. Peccato che al primo ascolto deluda leggermente.

Tonight I Dance Alone
Non ci lasciamo mancare nulla, ecco a voi la bonus track dell'album. Come si può facilmente intuire dal titolo, non si parla di guerra, distruzione o di gioco d'azzardo, ma d'amore, nella forma triste e malinconia a cui Tony Kakko ci ha abitutato. Ecco, per me è una delle migliori canzoni dell'album, quella che più si appresta ad essere arrangiata in acustico o a far compagnia a orde di cuori spezzati in cerca di conforto. Sublime.

venerdì 27 aprile 2012

Reckoning Night (and Stones)

E niente, mi sto appassionando sempre di più a questo album dei Sonata Arctica, l'ultimo prima della svolta di Unia. Me ne innamoro sempre di più e sempre di più apprezzo la triade finale My Selene - Wildfire - White Pearl, Black Ocean (IMHO sonorità e testi belli come non mai). Intanto ho gia comprato i biglietti per la data italiana del tour del prossimo Stones Grow Her Name, per il 30 Luglio al Rock in Roma (in pieno periodo post sessione estiva di esami).

Ah. domani inizia finalmente il Comicon 2012. Oh yes.


sabato 21 aprile 2012

Sembrava quasi quasi finita...

Sono appena tornato da uno spettacolare concerto in quel di Caserta. Sono andato, finalmente, a vedermi i Foja, gruppo napoletano che ho ascoltato più e più volte grazie a YouTube e che, per un motivo o per l'altro, non sono mai riuscito a beccare live. Ma oggi, grazie all'avviso divino di Pasquale, ho scoperto che si sarebbero esibiti praticamente a meno di 10 chilometri da casa mia.
Concerto spettacolare, che mi ha scaricato dallo stress settimanale, mi ha donato nuova energia e quel pizzico di tristezza per il dover sprofondare, nuovamente, nella monotonia di un nuovo weekend che passerò a fare sempre le stesse cose, come al solito. Ci vorrebbe qualcosa di diverso, magari anche qualche nuovo incontro...

ps: la canzone in allegato, Vita, è la prima che io abbia mai sentito di questo gruppo, trovata per caso su una imageboard. Me ne sono innamorato a primo ascolto e mi ha fatto compagnia diverse sere in loop

CD, cartolina e Moleskine autografati. Sono queste le piccole soddisfazioni che reputo bellissime come poche.

giovedì 16 febbraio 2012

Sanremo 2012 - cosa ne penso

Tra lavoro, studio ed impegni vari, una delle poche pause che mi sto concedendo in questo periodo di metà Febbraio è rappresentato dalla visione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Ormai è da un pò di anni che lo guardo, seguendo le polemiche (senza di esse la Rai non farebbe audience, è risaputo) e, fondamentalmente, le canzoni (che quest'anno mi sembrano un pò pochine...).
E visto che lo fanno tutti ormai, anche io mi invento critico musicale d'alto livello. Ecco a voi.
(Ah, aggiungo lo schifo che ho provato nel sentire tutti parlare di Sanremo. E non delle canzoni di Sanremo).

Arisa - La notte
Deliziosa. Il testo mi è piaciuto tantissimo e, così come lo sguardo della cantante durante l'esecuzione, prova di un'ottima interpretazione, a metà tra il cantato ed il sussurrato. Se vincesse lei, ne sarei felice.
9/10

Samuele Bersani - Un pallone
Un ritmo musicale davvero buono, con un cantato ipnotizzante e trascinante. Orecchiabile, ti entra in testa il motivetto. Il testo mi piace, sicuramente spicca per la sua non banalità e il non parlare d'amore (tema tristemente onnipresente). Anche qui, la vittoria sarebbe gradita assai.
8/10

Pierdavide Carone e Lucio Dalla - Nanì
La migliore canzone di questo festival per me (insieme a quella di Irene Fornaciari). Stupendo l'accompagnamento dell'orchestra e l'amalgama di suoni, la voce di Pierdavide e sublimi le intrusioni vocali di Lucio Dalla. Il testo è bellissimo (per quanto il tema trattato non sia dei più originali), trasmette tristezza e un certo senso di sconforto. Pierdavide diventerà un grande della canzone italiana, ne sono sicuro. Come abbiano fatto a farlo fuori alla seconda puntata, è un fottuto mistero. Ma grazie al fattore "Amici" verrà sicuramente ripescato dal televoto. Spero vinca.
10/10

Chiara Civello - Al posto del mondo
Premesso che non ho mai ascoltato nulla della Civello nè conoscevo la sua esistenza prima dell'esibizione sanremese, la sua canzone non mi ha comunicato nulla. Buona voce si, ma un testo abbastanza banale e sonorità che hanno un forte senso di "gia sentito". Nel complesso, una canzone buona, ma anonima.
5/10

Loredana Berté e Gigi D'Alessio - Respirare
Gigi si sente, e tantissimo: nella sua voce e nell'accento che ricorda il mondo neomelodico napoletano, nelle sue parole sempre uguali da decenni. E poi arriva la Berté, che regala quel tocco di nuovo che non ti aspetti. Tutto sommato mi piace, è trascinante e devo dire che ho molto apprezzato il basso di questa canzone, uno strumento che nel pop è sempre relegato ad un ruolo meno che secondario, qui diviene il vero protagonista. Sicuramente non meritavano di uscire alla seconda serata. Mi dispiace, perchè l'esperimento è abbastanza insolito e ha funzionato.
7/10

Dolcenera - Ci vediamo a casa
Lei è bellissima, non si discute. La prima serata non ha affatto convinto. Ma alla seconda esibizione ha tirato fuori le unghie. Mi sarei aspettato qualcosa di meno pop e più caratteristico, ma nonostante tutto è una canzone godibile, supportata da una voce potente ed espressiva. Peccato per il testo un pò banaluccio.
7.5/10

Emma - Non è l'inferno
Emma, uscita dalla scuola di Amici e gia presente al palco dell'Ariston l'anno scorso con i Modà, ci riprova. Peccato che un testo abbastanza impegnato, che vede lei prendere la parte di un pensionato senza speranze per il futuro, che ha tanto sofferto per il suo paese, male si abbini al suo abbigliamento e alla sua giovane età. Sinceramente, un testo pieno di retoriche inutili che non è fatto per Emma. Almeno, non vestirti in quel modo quando canti una canzone del genere. Il fattore interpretazione dove lo abbiamo messo?
Sonorità abbastanza anonime che si riprendono nel ritornello, ma sicuramente vincerà grazie al fattore "Amici". Purtroppo.
5/10

Eugenio Finardi - E tu lo chiami Dio
Canzone bella. Bella davvero. Semplice e minimale l'abbigliamento presentato da Finardi, che unisce ad un'interpretazione canora meravigliosa, una gestualità che enfatizza ogni passaggio del suo poetico testo. Un'esibizione teatrale più che musicale. Sublime.
9/10

Irene Fornaciari - Il mio grande mistero
Energia, personalità e originalità si uniscono in quella che è per me la migliore canzone del Festival 2012 insieme a Nanì. Un testo evocativo come pochi, con rimandi folk e un'interpretazione vocale grintosissima. Evidentemente, non è stata giudicata adatta dalla giuria demoscopica, che l'ha eliminata alla seconda puntata. Sinceramente, come abbiano fatto a far passare Emma o i Matia Bazar e non Irene, è davvero un grande mistero.
Per me è la canzone vincitrice di questa edizione.
10/10

Marlene Kuntz - Canzone per un figlio
Mai ascoltati prima di Sanremo, quindi non posso giudicare confrontando con altri lavori della band. Ma questa canzone mi è piaciuta davvero, nel testo e nell'arrangiamento musicale. Peccato che alla prima esibizione non siano stati al massimo. Anche qui molto deluso per l'esclusione alla seconda puntata.
7.5/10

Matia Bazar - Sei tu
Anonima, anonima ed ancora anonima. Non mi ha comunicato nulla sinceramente, tranne un fortissimo senso di deja vu con altre canzoni italiane di qualche tempo fa (non so quale sia, ma nell'attacco del ritornello mi sembra di vivere un'altra canzone). Unica domanda: perché?
3/10

Noemi - Sono solo parole
La prima sera non riesce a volare alto. Ma alla seconda ritorna con grinta ed energia. Purtroppo non convince più di tanto, e risulta un pò anonima. Anche il testo non è nulla di eccezionale. Peccato.
5/10

Francesco Renga - La tua bellezza
È Renga, e si sentono ogni tanto vari richiami al suo repertorio passato. Comunque sia, ottima potenza vocale ed interpretativa. Ma siamo lontai da quel capolavoro che fu Angelo qualche anno fa.
6/10

Nina Zilli - Per sempre
Mi aspettavo qualcosa di più "retrò", nel suo stile. Comunque sia, Nina Zilli presenta ancora una volta la sua inconfondibile e bellssima voce, anche se stavolta si presenta con una canzone che, sinceramente, non è nulla di eccezionale.
Però mi è piaciuta tantissimo la sua capigliatura. Fantastica.
6/10

domenica 5 febbraio 2012

about Atheism (and its thoughts)

Eerie whispers trapped beneath my pillow
Won't let me sleep, your memories
I know you're in this room, I'm sure I heard you sigh
Floating in-between where our worlds collide

Scares the hell out of me
And the end is all I can see
And it scares the hell out of me
And the end is all I can see

I know the moment's near
And there's nothing we can do
Look through a faithless eye
Are you afraid to die?
Muse, Thoughts of a Dying Atheist (Absolution, 2003)

E ogni tanto mi interrogo sull'ateismo quando ascolto questa canzone. A come superficialmente si dica "sono ateo, non credo in nessun Dio o entità superiore". Ma davvero è così semplice dichiararsi ateo? Non ci credo. Penso fortemente che abbracciare l'ateismo ormai è diventata una moda, e nessuno pensi più alle reali conseguenze di ciò.

I Muse lo esprimono nella maniera più brutale: sei in punto di morte, ormai la tua ora si avvicina. A che certezze ti aggrappi? Tu che hai dichiarato di non credere in niente di metafisico durante la tua vita, ora hai paura. Capisci che forse hai sbagliato, e ne sei terrorizzato. Non hai mai avuto fede in nulla, e riesci a vedere solo la fine, niente altro. Hai vissuto la tua vita terrestre e, ora, sai che non ci sarà più niente. Ma ciò ti fa rabbrividire e, sono sicuro, arrivi a pensare, a sperare, che ci sia qualcosa, che nel momento in cui chiuderai gli occhi non finirà tutto.

E quindi, diciamocelo, è più facile essere ateo convinto o avere una divinità da adorare, qualcosa in cui sperare e credere? Vogliamo davvero credere che tutto il nostro universo sia nato da una serie improbabile di casualità? Non nego i valori della scienza, ma sono sempre convintissimo che a dare inizio a tutto ci sia stato qualcosa, una scintilla ultraterrena. Un pò come il motore immobile platonico.

E si, credo ci sia qualcosa dopo la morte. Una qualunque cosa che mi darà la certezza di non avere paura in quel momento. Qualcosa in cui sperare, qualsiasi essa sia. 

Siete ancora sicuri che sia più facile credere in nulla rispetto a credere in un qualcosa?

giovedì 7 luglio 2011

Hit the Lights

6 Luglio 2011
Uno dei giorni più belli della mia vita. Prendiamo il pullman alle 03.45 di notte e partiamo: stanchi e un pò assonnati, ma soprattutto gasati e felici oltre ogni previsione, perchè da li a meno a poco più di 12 ore, saremmo stati a Milano a vedere i Big 4. Gli Antrhax, i Megadeth (o Dave Mustaine e co. come li definisco io), gli Slayer e i signori Metallica.
Il viaggio procedere bene, se non, arrivati all'una e ancora in mezzo Milano, coi conducenti che scendevano per strada per chiedere informazioni. Un pò disperati perchè temevamo il peggio, siamo riusciti comunque ad arrivare alla zona concerto di Rho all'una e qualcosa. Stacchiamo i biglietti, compriamo le maglie e siamo pronti. Unico nemico il caldo insopportabile e l'organizzazione che non ha buttato un goccio di acqua su noi bestie sporche, unte e sudate.
Ma poi parte la musica, e non si capisce più nulla. Eccezionale la scaletta dei Megadeth (Hangar18, She-Wolf, A tout le monde non me le aspettavo), brutali gli Slayer (Raining Blood-Postmortem-Angel of Death nella parte finale, è sceso l'inferno in terra) e potenti e gasanti gli Anthrax (ma come era in forma Belladonna?).
Poi arrivano loro, le guest star. I Metallica. Una intro potente come nessun altra. Suonare uno dopo l'altro Hit the Lights, Master of Puppets e Seek and Destroy vuol dire far capire chi comanda, che il concerto appena iniziato sarà qualcosa di indimenticabile.
Quasi sono scese lacrime per One e la magnifica Fade to Black.
E nel finale distruttivo con Damage Inc. e Creeping Death si chiude un giorno fantastico. Letteralmente fantastico.

7 Luglio 2011
Ancora non mi sembra vero. Voglio tornare a ieri.

mercoledì 6 luglio 2011

TheBig4

Sembrano passati secoli quando io, mio fratello ed i miei amici parlavamo di come sarebbe bello riuscire ad andare, almeno una volta nella vita, ad un concerto. Uno di quelli importanti, con una band cazzutissima conosciuta a livello mondiale. Insomma, respirare l'aria di un grande evento musicale.
Purtroppo, avevamo due problemi: il primo è che abitiamo in Campania, dove praticamente le band metal che tanto ci piacciono molto molto difficilmente vengono (gli ultimi furono tipo gli Stratovarius nel 2004 sembra). Il secondo viene per i costi per raggiungere le città del nord Italia (Milano, Torino...) dove queste band passano anche abbastanza spesso.
Compriamo io e mio fratello i biglietti dei Sonata Arctica per Febbraio. A una settimana dal concerto ci accorgiamo che i prezzi degli hotel (causa dannata settimana della moda) sono abbastanza alti e ci verrebbe a fare quasi un 150-200€ a testa tra volo e hotel (si, non so cercare le offerte online). La botta finale avviene quando annunciano un concerto dei Big4 in Italia a Luglio. 75€ per vedere Anthrax, Slayer, Megadeth e Metallica tutti insieme sullo stesso palco lo stesso fottuto giorno. Vendiamo i biglietti dei Sonata a prezzo rialzato ad un tizio del nord tramite eBay (fottuto sito che si è preso quasi 15€ di fottute tasse) e SUBITO ci accaparriamo 3 biglietti per il concertone (io, mio fratello e Livio).

Quasi non mi sembra vero. Tra 3 ore esatte saremo sul pullman che ci trasporterà a Milano. Davvero. Non riesco a credere che sia vero.
Nell'attesa, gioco a Team Fortress 2 (che da una settimana è diventato gratis; scaricatelo).

A dopodomani con una super cronaca del super concerto!

lunedì 6 giugno 2011

Music n' Cavacon

Apro questo post con l'allegria nell'avere di nuovo uno stereo in auto. Dopo che ad inizio anno accademico si rubarono il mio, sono stato praticamente per sei e più mesi senza poter far altro che ascoltare musica dal mio cellulare, appoggiato al posacenere della macchina. Ho un N95 con delle casse niente male: quando sto chiuso in macchina, l'audio è più che decente, ma cala terribilmente quando abbasso i finestrini (ora è quasi estate e si muore dal caldo, ragion per cui ascoltare musica era diventato impossibile). E poi la svolta: uno stereo a cassette (preso in uno scasso) da usare con questi alquanto innovativi adattatori per MP3 a forma di cassetta, che praticamente hanno trasformato la mia macchina in una stazione sonora da urlo. A parte per l'impianto audio non proprio eccellente (quello di serie della Cinquecento del '97) sono contentissimo di come si è risolta la situazione.

Nota dolente invece per quanto riguarda il Cavacon2011 di Cava dei Tirreni, svoltosi fino a ieri. Mentre quello del 2010 è stato bellissimo, una grande sorpresa a dirla tutta, questa volta si è rivelata una piccola fiera con poca gente, poche attrattive e deludente sotto molti punti di vista. Il divertimento c'è stato, eccome (cosplay di un piccolo e cazzutissimo gruppo di ninja con armi molto molto non convenzionali, troppo divertente e poweroso), ma è mancata l'atmosfera del Cavacon passato. Ho avuto come l'impressione che sia stato un Versailles+Cavacon (la band giapponese ha fatto un concerto sabato e tenuto una sessione di autografi domenica) al posto di essere un Cavacon+Versailles, come lo fu l'anno scorso per Willwosh.

By the way: periodo di stress dovuto a studio pesante, incessante e massacrante. Sull'agenda campeggia la data del 30 Giugno, quando finalmente finiranno i corsi. E il 5 luglio. Concerto dei Big4 a Milano.


nota: le ragazzine giappominchia sono il male assoluto. Un povero uomo di mezza età voleva fare di nascosto una foto ai Versailles sul palco (non si potevano fare, non si sa perchè) e due troiette antipatiche e brutte come la morte hanno fatto di tutto per rompere le scatole a quel simpatico vecchietto. Spero non si fidanzino mai.
E i Versailles sono antipatici e tirati esageratamente. Troppo.

martedì 18 gennaio 2011

The last amazing grace

Come chi mi conosce gia sa, uno dei miei gruppi preferiti sono i Sonata Arctica e, a breve (27 Febbraio) andrò al loro concerto a Milano, dove registreranno il secondo Live della loro carriera.
Mentre per i primi album sono stati orientati per un power metal in stile Stratovarius, incidendo comunque ballad più melodiche che hanno fatto il vero successo del gruppo finlandese, i loro ultimi due lavori, Unia e Days of Grays, si orientano verso un suono meno veloce e rapido, più triste, malinconico, studiato e "d'effetto". Tralasciando il fatto che Unia non mi piace e, presumo, mai riuscirò a farmi piacere quell'ora e un quarto di musica, ho trovato in Days of Grays il miglior lavoro dei Sonata. Certo, non siamo di fronte ad Ecliptica o of Silence, ma, dopo l'impatto negativo iniziale, ho rivalutato l'ultimo album come il mio preferito della loro discografia.

E, ogni volta che sento la canzone The Last Amazing Grace, vedo il testamento spirituale dei Sonata Arctica. Se, da un lato più superficiale la canzone parla del tempo che passa, del futuro e della speranza nelle nuove generazioni, non posso fare a meno di pensare che in questa canzone il gruppo di Tony Kakko abbia voluto dire che, in un certo senso, la loro epoca è finita, che stanno vivendo i final golden days, nella speranza che the young will lead the pack now (pack è branco; ndr).

Quanto tempo ci vorrà prima che il tempo divori i Sonata? Il tempo ha cambiato le loro familiar face: da band simbolo del power metal, gli ultimi album hanno mostrato una radicale trasformazione, la loro maturazione completa.
In allegato al post, la canzone ed il suo testo in lingua originale. Vorrei che chiunque lo leggesse, lo facesse in chiave di un testamento musicale. È questo il mio modo di interpretare questa splendida canzone.

The mystery of death before us...
Soon every night can bring the light, and close my eyes.
Sometimes life in here is too limited
Sometimes we don't care at all.
Sometimes...

Time will change the familiar face.

Brightest colors fade to gray
The fear is real, one winter's day brings the clarity.

I feel the time is catching up with us

How many days until its hunger is satisfied?
Leaving the final golden days
We are the last amazing grays
Hoping the young will lead the pack now.

I can feel my heart is beating...still

I can see you with my eyes, I still see.
But I can't run the way my children can
Can't accept the helping hand, leave me
You are the strong one, trust in me
You must lead instead of me, now
There's no time, don't hesitate
Or you will also find your fate.

I feel the time is catching up with us

How many days until its hunger is satisfied?
Leaving the final golden days
We are the last amazing grays
Hoping the young will lead the pack now.

In the eyes of every newborn, I see the future

Life is just a phase.
I close my eyes and see them all here beside me.
The last amazing grays...

In the eyes of every newborn, I see the past times

A familiar face
I close my eyes and see them, waiting for me
Amongst the amazing grays

"Mountain seems to befall this last time, marking the moment"

I have found my place
I closed my eyes and joined them, guarding the young
Amongst the amazing grays

giovedì 16 dicembre 2010

Arctica's girls

Sonata Arctica. Uno dei miei gruppi preferiti in assoluto, capaci di sfornare in poco più di una decina di anni 6 album capolavoro (su Unia ho delle riserve, ma questa è un altra storia). Ma non voglio parlarvi dei miei gusti musicali, anzi: uso i Sonata come pretesto per parlarvi di una cosa che spesso e volentieri diamo per scontata. Ma andiamo con ordine!

I Sonata, come tema ricorrente nella maggior parte delle loro canzoni inseriscono personaggi femminili che spesso e volentieri, nel bene e nel male, finiscono per spezzare il cuore al protagonista dei loro brani. Dana, Tallulah, Juliet, la donna di The dead skin, di San Sebastiam...
Ecco. Prendiamo ad esempio il caso di Tallulah: lascia il suo ragazzo senza riuscire a spiegare lui i motivi, a causa della difficoltà del parlarne. Ma poi viene vista mano nella mano col batterista della band del suo ex. E viene spontaneo chiamare Tallulah in modi poco eleganti.
Ma ragioniamoci. Davvero conosciamo una visione globale dell'evento? No! Che ne sappiamo noi di Tallulah, delle sofferenze che potrebbe aver passato nel riconoscere dentro di se la morte dei sentimenti verso il protagonista e la nascita di un nuovo amore verso il batterista? E chi ci assicura che il suo stesso ex sia una persona perfetta? È troppo facile additare Tallulah la puttana. Troppo. Ed è estremamente difficile sentire tutte e due le versioni, le facce della stessa medaglia.

E noi, quante volte nella vita di tutti i giorni scegliamo di seguire l'idea più facile, senza nemmeno voler sapere una sua controparte.
La verità sarà sempre una sola. Ma difficilmente la si vede sentendo una voce. Essa va ricercata, analizzata e costruita. E, naturalmente, difesa se crediamo in essa.

Per me Dana era una ragazza fin troppo libertina, sempre alla ricerca di svaghi e giochi proibiti. E il padre ad un certo punto non è riuscito più a sopportare una figlia del genere.
E Tallulah mi piace pensarla come una donna forte che ha pianto giorni interi per la fine della sua storia, e che ne ha sofferto ma che ha scelto di chiuderla perché, a suo discapito, Cupido ha scelto per lei un'altra persona.

venerdì 12 novembre 2010

...but I cant recall her name

Sono qui, mentre eseguo il backup del mio portatile (tra musica, documenti per la facoltà e quello che ci metterò in futuro, se perdo solo qualche megabyte, mi suicido) a pensare ad una canzone che mi piacque tanto all'epoca quanto ad oggi. È Whatsername dei Green Day, l'ultima traccia dell'album American Idiot. Un brano semplice, senza troppe pretese, con un testo così banale, scarno, ma che mi ha colpito e mi ha fatto riflettere un bel pò.
Il protagonista ripensa a "lei", una ragazza di cui ha tantissime foto e probabilmente con cui ha passato parecchio tempo della sua vita. Ma le loro strade si sono separate e da allora non si sono visti più. Gli anni sono passati e riesce a ricordare la sua faccia, ma non più il suo nome. Ha "dimenticato lei, ma non il tempo..."

Quante persone importanti nella nostra vita perderemo? Con quante passeremo momenti bellissimi che rimarranno impressi nel tempo, ma che la vita farà finire prima o poi? Quante ne abbiamo gia perse?
Vi lascio con questi pensieri, tutt'altro che felici e sereni, devo ammetterlo. Ma c'è un posto in cui non potranno mai scoparire. Sta a voi trovarlo.
Alla prossima!

Thought I ran into you down on the street
Then it turned out to only be a dream
I made a point to burn all of the photographs
She went away and then I took a different path
I remember the face
But I cant recall the name
Now I wonder how Whatsername has been

Seems that she disappeared without a trace
Did she ever marry 'ol Whatshisface
I made a point to burn all of the photographs
She went away and then I took a different path
I remember the face
But I cant recall the name
Now I wonder how Whatsername has been

Remember, whatever
It seems like forever ago
Remember, whatever
It seems like forever ago

The regrets are useless
In my mind
She's in my head
I must confess
The regrets are useless
In my mind
She's in my head
From so long ago
Go--go--go--

And in the darkest
If my memory serves me right
I'll never turn back time
Forgetting you, but not the time... 

martedì 9 novembre 2010

Hand in my pocket

Sentita oggi su Virgin Radio nella rubrica rock in translation mentre tornavo dalla facoltà. Bellissimo testo (vi allego la traduzione italiana) e sonorità...devo cominciare ad ascoltare qualcosa della Morisette.
Un vero e proprio inno alla vita, mi rende felice e fa capire che è inutile fossilizzarsi sui propri problemi, per quanto essi possano essere brutti e pesanti. Basta sorridere. Just smile =)






Sono squattrinata ma sono felice
Sono povera ma sono gentile
Sono bassa ma sono sana, si
Sono altezzosa ma ho i piedi per terra
Sono sana di mente ma sono schiacciata
Mi sono persa ma sono ottimista, tesoro

E a cosa tutto si riduce
E’ che tutto sta per andare bene, bene, bene
Perché ho una mano in tasca
E l’altra sta dando il cinque

Mi sento ubriaca ma sono sobria
Sono giovane e sono sottopagata
Sono stanca ma sto lavorando, si
Mi preoccupo ma sono insoddisfatta
Sono qui ma sono veramente andata
Sono in torto e sono dispiaciuta, tesoro

E a cosa tutto si riduce
E’ che tutto sta per andare abbastanza bene
Perché ho una mano in tasca
E l’altra sta dando un colpetto a una sigaretta

E a cosa tutto si riduce
E’ che non l’ho ancora previsto
Perché ho una mano in tasca
E l’altra sta facendo il segno della pace

Sono libera ma sono concentrata
Sono verde d’invidia ma sono saggia
Sono severa ma sono cordiale, tesoro
Sono triste ma sto ridendo
Sono coraggiosa ma mi sto cagando sotto
Sono malata ma sono carina, tesoro

E a cosa tutto si riduce
E’ che nessuno l’ha ancora previsto
Ma ho una mano in tasca
E l’altra sta suonando il pianoforte
E a cosa tutto si riduce, amici miei, si
E’ che tutto va semplicemente bene, bene, bene
Perché ho una mano in tasca
E l’altra sta chiamando un taxi

mercoledì 3 novembre 2010

Stratovarius

Da tantissimo tempo che non sentivo gli Stratovarius. Il periodo in cui mi fissai per loro fu probabilmente l'inizio di dicembre di due annetti fa. Riuscirono a farmi riprendere da un periodo non particolarmente felice.
Forse il loro difetto principale è di aver fatto mille album praticamente tutti uguali. Ma ogni volta che mi sento giu o mi serve un pò di carica, i ragazzi finlandesi non sbagliano mai.
Hunting high and low è la prima canzone che ho sentito degli Stratovarius e risentirla ora dopo davvero TANTO tempo mi fa un effetto stranissimo...

martedì 12 ottobre 2010

Tarja

Mi sono finalmente deciso a procurarmi la discografia solista di Tarja Turunen (ex vocalist d'oro dei Nightwish). La mia cantante preferita, senza ombra di dubbio. Ho cominciato ad ascoltare l'album Henkays Ikuisuudesta ed è magnifico...commovente, energico e sublime. La adoro.

La canzone a fianco è En Etsi Valtaa Loistoa, in finlandese. Una delle migliori, insieme ad una spettacolare Happy Christmas (war is over).